"Selvatica" nasce da una piccola mutandina incisa da mia madre su una foto che mi ritrae ad un anno, seduta nuda sul tavolo della cucina di casa.
Emerge come un enigma velato che ha intessuto il suo mistero attraverso le geometrie della mia infanzia.
Perché questa singola immagine, tra tutte quelle nei nostri album di famiglia, era stata sottoposta ad un trattamento così curioso?
Un intervento nel linguaggio della protezione e dell’amore che, in assenza di spiegazioni, ha aperto un vuoto sulla tela della mia emancipazione.
Influenzando così non solo gli orizzonti della mia sessualità, ma anche i paesaggi fisici e relazionali.



Il “per il tuo bene” porta in sé la fallacia delle visioni soggettive: trampolino o zavorra, carezza e ostacolo, segna la sensibilità e disegna traiettorie molteplici, nascoste tra ciò che ci è imposto e ciò che tendiamo a desiderare.
Il mestiere del genitore, privo di un vero manuale d’istruzioni, è un lavoro di scoperta continua, un procedere per tentativi, intuizioni, paure e slanci. È un territorio in cui l’errore non è necessariamente una caduta, ma una forma di apprendimento condiviso, un movimento che modella tanto chi cresce quanto chi dovrebbe guidare.
Le prospettive che ognuno di noi applica ai rapporti interpersonali sono la risultante di esperienze intime, suggestioni raccolte nel tempo, tratti caratteriali irripetibili: un prisma attraverso cui filtriamo il mondo e che inevitabilmente si intreccia con l’altro.
Così anche l’errore, lungi dall’essere un marchio negativo, diventa una possibilità: perché talvolta è proprio inciampando nei passi di un figlio che un genitore può intravedere le crepe, o la forza, delle proprie fondamenta.
Nudo e senza attenuanti, ci rivela ciò che non volevamo vedere ma che era necessario riconoscere per poter riscrivere insieme un nuovo modo di stare al mondo.
Questo progetto vuole essere un testamento autobiografico di contraddizioni e conflitti generati dal non detto, corpo embrionale totipotente per disegnare panorami ignoti




❋ SILVIA BERTOLDO
Silvia Bertoldo (1996, Bassano del Grappa) è una fotografa e artista visiva che esplora contrasti e fragilità quotidiane, focalizzandosi sull'interdipendenza e gli equilibri precari.
Le sue opere oscillano tra razionale e irrazionale, unendo gioco e analisi. Concentrandosi sull'identità, l'esperienza del luogo e la memoria visiva, mette in luce le sfumature emergenti dall'interazione tra corpo e ambiente.
La sua pratica artistica esprime una visione ambigua e metamorfica, riflettendo una responsabilità verso la prossemica e le connessioni emotive e formative.
Ritratti di fratture invisibili, un viaggio intimo alla ricerca dei propri contorni.
Una contemplazione di paradossi e suggestioni evocative che risvegliano sogni dimenticati.
@silvia_bertoldo


